IL GRILLO SPARLANTE
Sembrava che a Beppe Grillo piacesse molto diventare Giuseppe Garibaldi. Voglio dire: cancellare e suon di “vaffanculo” tutti quei politici ardimentosi che a parole raccontano del loro sogno politico di un’Italia pulita e onesta. Per anni scrive sul suo blog e, fra un concerto e una serata, aspetta la chiamata mentre si fa un po’ di chiarezza sul campo di battaglia. Prodi dorme, Fassino lungo e inutile, tran-Sircana, ma per ora ci sono pochi cambiamenti in giro, la confusione regna sovrana e persino Lilli Gruber si rifà viva in attesa della chiamata di Veltroni. Si scoprono cene a tre e a quattro convitati, Dini di qua ,Dini di là, ma poi dichiara che starà dalla parte giusta. Insomma, si sparano addosso, sempre in nome di un Paese moderno e giusto. Grillo non ha buttato lo spettacolo alle ortiche, come faceva a Canzonissima, che sarebbe stato un gesto irriconoscente. Ha soltanto cambiato autore e agenzia. Ogni tanto si rifà vivo, mischiando pubblicità mischiata e politica, creando intrecci misteriosi. Se fosse stato un comico televisivo qualsiasi, gli basterebbe bastato un agente come Aragozzini, ma per uno che vorrebbe diventare Garibaldi, non basta. Fino al V-Day, fino alla sua discesa come un Gesù laico fra i discepoli. A migliaia. E lui a ripetere Grillo di essersi presentato come un cittadino fra i tanti che di questo andazzo non ne possono proprio più, ma era una spiegazione convenzionale, come dire: scusate il ritardo. Beppe è intelligente e sapeva che poteva aspirare a ben altri ruoli. In tanti gli hanno già assegnato la parte del leader prima ancora di sapere di che cosa. Grillo sa da sempre che se uno ha paura del lupo non deve andare nella foresta, ma in una piazza sì e c’è andato, da solo contro nessuno, perché poi si è scoperto che quel suo “vaffanculo” partito piano, poteva diventare il coro del Nabucco, e che l’unica vera insidia era la volgarità. Il Grillo comico è piaciuto a tutti, il Grillo capopopolo, a troppi, il Grillo politico, molto meno. Diciamo che gli è fiorita intorno la leggenda, ma lo ha esposto alle critiche maligne di qualche collega e di molti politici. Tutti hanno convenuto sulle sue straordinarie qualità istrioniche, restano leciti i dubbi sulle sue doti di statista. Il giorno dopo, la sinistra non esulta. Si cercano i colpevoli di quell’invito a una festa dell’Unità che ha diviso un po’ tutti. Consola la certezza che un Grillo così sparlante è impensabile immaginarlo a fianco del Cavaliere. Per lui, dal palco, solo favvanculi mondani. Allora, tanto rumore per nulla? O per sentirsi un capopopolo, uno che “te la do io la casta”, come già faceva con il Brasile e l’America nei suoi migliori tempi televisivi. Forse Grillo non voleva nemmeno diventare Garibaldi, ma essere soltanto un bell’esempio di quella storia umana che normalmente in Italia capita a chi resiste a lungo e che da maestro diventa un rompicoglioni. Magari la sua è soltanto la storia di un ragazzo “un po’ così che aveva visto Genova”che comincia facendo l’attore con le battute di Antonio Ricci, quello di Striscia la notizia, che continua sputacchiando verità sempre più dolorose ad un pubblico inerme, e colpisce duro allo stomaco, mentre i suoi colleghi, giocano a fare Zelig e cercano sponsor nella politica . Poi lui esce dal video ed è la sua fortuna: fustiga il paese guadagnandosi pane e gloria tra le magagne della burocrazia e dello Stato.Ha fatto lo Zorro a teatro, il vendicatore sul blog, è diventato il simbolo della voglia di giustizia degli italiani incapaci di rimediare da soli alle malefatte del potere. E’ diventato Garibaldi con trecentomila camice rosse in una festa dove mortadella e piadina sono da sempre, per la sinistra che si autocelebra, le brioches di Maria Antonietta. Un vaffanculo non ci salverà, ma, almeno per un giorno, Beppe Grillo è stato il protagonista di una grande illusione popolare.






